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Allattamento: a ogni specie il proprio latte

Attraverso il latte le madri trasformano il proprio stesso corpo in nutrimento per i figli: lo sostiene la biologa dell'evoluzione Katie Hinde. Dalla sua ultima ricerca sul latte delle diverse specie sono emerse prove inconfutabili che il latte materno umano si è evoluto lentamente e straordinariamente per offrire le specifiche sostanze nutritive, gli ormoni e i componenti bioattivi necessari per formare e alimentare il più complesso organo esistente: il cervello umano. Un nutrimento, il latte materno, attraverso il quale la madre “trasferisce” letteralmente al proprio piccolo gli essenziali strumenti di adattamento all’ambiente.

 

Si chiama “lattazione comparativa” e sta rivoluzionando la scienza dell’allattamento al seno: pioniera della nuova disciplina la Professoressa associata Katie Hinde, Direttrice del Laboratorio di lattazione comparata presso il Centro nazionale di ricerca sui primati della California. Comunicatrice instancabile, fondatrice del blog "Mammals Suck... Milk!" (I mammiferi succhiano... il latte!), scherzoso nel nome quanto inappuntabile nei contenuti, Hinde con il suo TED Talk di 10 minuti intitolato “What We Don’t Know About Mother’s Milk” (“Quello che non sappiamo sul latte materno”) ha tenuto incollati oltre 685mila utenti coinvolti nel dialogo globale sull'allattamento al seno. Ricerche, le sue, che stanno cambiando radicalmente il modo di parlare di allattamento al seno e lattazione.

La professoressa Hinde è stata tra le protagoniste di un coinvolgente intervento durante il XII Simposio internazionale sull’allattamento al seno e sulla lattazione di Medela, tenutosi gli scorsi 7 e 8 aprile a Firenze. Occasione nella quale ha spiegato che a determinare le differenze del latte di ciascun mammifero è il percorso evolutivo verso la differenziazione delle specie: un percorso che ha comportato la contemporanea evoluzione e specializzazione del latte materno, rendendolo unico e insostituibile per le particolari esigenze nutritive dei piccoli di ogni singola specie. Nel loro percorso evolutivo, i mammiferi si sono distinti per la capacità unica delle madri di “liquefare” il proprio corpo per nutrire i piccoli, per citare l'ormai nota descrizione di Hinde.

Poiché l'organismo della madre è già adattato all'ambiente in cui vive, tale processo è in grado di “trasmettere” l’adattamento mediante il nutrimento, permettendo ai piccoli di ogni specie di crescere, svilupparsi e prosperare a prescindere dalla disponibilità di cibo e acqua pulita nell'ambiente circostante.

Il latte ha continuato a evolversi per ben 300 milioni di anni per rispondere alle esigenze dei singoli organi dei mammiferi neonati, compreso il cervello: un percorso evolutivo di cui si comprende la complessità se si pensa che il cervello umano è più sofisticato di qualsiasi tecnologia creata dall'uomo ed esponenzialmente più complesso rispetto al cervello dell'animale.

Il latte materno umano contiene centinaia di migliaia di molecole bioattivei la maggior parte delle quali influisce direttamente o indirettamente sul cervello: gli acidi grassi a catena lunga presenti nel latte materno vengono impiegati per formare guaine mieliniche attorno ai neuroni, che permettono un'elaborazione più rapida e complessa del cervello;ii sono oltre 400 le proteineiii che, oltre ad alimentare l'organismo, attivano il sistema immunitario e forniscono le neurotrofine cui compete la protezione e la nutrizione dei neuroni cerebrali; circa 200iv diversi tipi di oligosaccaridi (prebiotici) alimentano il microbioma (flora intestinale) e svolgono un ruolo sostanziale nel mantenimento dell'immunità per l'intero arco della vita, e potenziando il sistema immunitario riducono l'infiammazione nel cervello, promuovendo indirettamente lo sviluppo cerebrale. Si ritiene che le cellule staminali pluripotentiv si dirigano verso tutti gli organi dei neonati, cervello compreso, per assecondarne lo sviluppo. I microRNA sono potenti regolatori geneticivi che promuovono un sano sviluppo cellulare, come le cellule bianche e grigie presenti nella enorme corteccia e la straordinaria rete di fibre che collega le regioni cerebrali e che caratterizza l'intelletto umano.

“Tra le 7.000 specie di mammiferi esistenti, quasi il 40% delle quali si compone di roditori e pipistrelli, i primati mostrano le relazioni sociali e gli stili di vita più complessi”, spiega Hinde. “In particolare, la vita degli esseri umani è quella che attesta in maniera più evidente la complessità ineguagliata del cervello umano. Procurarsi il cibo è infatti importante, ma altrettanto lo sono rivalità e amicizie. L'essere umano risolve i problemi, collabora, fa concorrenza e sviluppa strategie. Conduciamo stili di vita incredibilmente complessi che si fondano su ciò che apprendiamo nella fase di crescita e sviluppo. È il latte materno a fungere da intelaiatura, carburante ed elemento costitutivo dell'apprendimento”. Il cervello e il latte umano sono dunque fattori irripetibili.

La formazione cerebrale nel periodo neonatale e infantile legata al latte non si limita a incidere sullo sviluppo cognitivo iniziale. Recentissime ricerche sull'essere umano dimostrano infatti che il latte materno e l'allattamento al seno permettono uno sviluppo cognitivo più avanzato nel successivo turbolento periodo adolescenzialevii. Inoltre, il cervello sovrintende all'andamento dell'organismo durante la vita. Un cervello formato e alimentato in maniera ottimale con il latte frutto del percorso evolutivo è uno strumento capace di fornire istruzioni impeccabili a tutto l'organismo per l'intero arco della vita.

Per quanto, dunque, la fantasia in cui una mamma scimmia nutre un bambino umano orfano sia affascinante, in realtà l'animale può garantire al cervello e all'organismo del piccolo umano soltanto gli elementi prettamente essenziali: il comune patrimonio dei primati permette la presenza di similitudini minime, ossia percentuali pressoché equivalenti di grassi, zuccheri e proteine nel latte, ma le numerose sfaccettature che caratterizzano i componenti del latte umano non sono presenti in quello di scimmia (e nemmeno nel latte di scimpanzé, un cugino più prossimo dell'essere umano.) E il latte di mucca, ampiamento utilizzato, ha una particolare compatibilità con il latte umano? “In realtà, nell'ordine dei mammiferi”, spiega Hinde, “ratti ed esseri umani condividono più antenati comuni recenti rispetto a mucche e umani”. Grazie alla sua grande disponibilità il latte bovino è stato scelto come base per la maggior parte dei sostituti del latte materno (latte in polvere), sebbene non risponda alle necessità del cervello dei neonati umani. Poiché durante i primi cruciali sei mesi di vitaviii soltanto meno del 40% dei neonati viene nutrito esclusivamente mediante allattamento al seno, il 60%, ossia i quasi 78 milioni di neonati che vengono al mondo ogni anno, riceve un sostitutivo del latte che non è affatto in linea con le proprie esigenze genetiche di bambini umani ed è particolarmente non indicato per lo sviluppo cerebrale.

Ad oggi la scienza non è stata in grado di riprodurre le migliaia di componenti imprescindibili per creare un latte in polvere capace di approssimarsi a quello umano. “Il latte materno” conclude Hinde “è al contempo alimento, farmaco e segnale; è il primo alimento che, con l'evoluzione, madre natura prevede per i bambini, e non possediamo conoscenze sufficienti per poterlo riprodurre".

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