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Progetto SCAP: il pediatra di famiglia a disposizione sette giorni su sette

Pediatri di libera scelta negli ospedali nei fine settimana e nei giorni festivi: un punto di partenza per un nuovo assetto pediatrico nella nostra Regione. 

In Puglia oggi il pediatra di famiglia è presente sette giorni su sette.

Ne parliamo con Luigi Nigri, Vicepresidente Nazionale Federazione Italiana Medici Pediatri, Pediatra di Famiglia (e “orgogliosamente” SCAP). 

 

Cosa è lo Scap

Lo SCAP è un servizio di consulenza specialistica pediatrica che affianca i Pronto Soccorso degli ospedali più grandi della Puglia nei giorni prefestivi e festivi quando il pediatra di famiglia non è operativo. Lo SCAP non è la guardia medica pediatrica né una continuità assistenziale pediatrica anche se di fatto viene svolto, in parte, dagli stessi pediatri che nei giorni settimanali seguono i bambini fino a 14 anni.

 

Come e perché è nato

Lo SCAP nasce nella ASL Bt come progetto sperimentale nel dicembre del 2013 per mano di Giovanni Gorgoni (Direttore Generale) e Luigi Nigri(Referente FIMP) in maniera molto semplice. Alla ASL arrivavano ogni lunedì tantissime lamentele e segnalazioni di disservizio da parte dei cittadini che, costretti da patologie dei loro bambini a recarsi in ospedale nei festivi e nei prefestivi per effettuare una visita pediatrica, per loro scelta o in alcuni casi invitati dai medici di continuità assistenziale in particolare per i bambini molto piccoli, a meno che non volessero chiamare un pediatra a pagamento, dovevano fare ore di attesa prima al pronto soccorso generale e poi in reparto dove venivano inviati per la consulenza.

Oltre questo vi era una grandissima difficoltà da parte dei  medici ospedalieri (nei festivi spesso vi è un unico medico per reparto) a gestire contemporaneamente la sala parto, i bambini ricoverati e le decine di consulenze inviate dai medici del pronto soccorso.

A domanda di Gorgoni “possibile che nei festivi e prefestivi non riusciamo a portare il pediatra di famiglia in ospedale” la risposta fu lo SCAP.

Che differenza c’è tra Scap e guardia medica

Vi sono tante differenze delle quali ne sottolineo alcune:

1-Lo SCAP è un servizio specialistico svolto da specialisti mentre la guardia medica viene svolta da bravi medici che non sono però pediatri.

2- La guardia medica è un servizio territoriale, che può essere svolto in qualsiasi sede, mentre lo SCAP è un servizio di integrazione ospedale-territorio che necessariamente deve essere allocato in ospedale in prossimità del Pronto Soccorso.

3-Lo SCAP lavora ininterrottamente dalle 8 alle 20 dei festivi e prefestivi mentre gli ambulatori di guardia medica non sono aperti fino alle 10 dei fre-festivi e dalle 13 alle 15,30 dei pre-festivi e dei festivi.

4- Le visite degli specialisti SCAP sono svolte esclusivamente nelle sedi attivate e non è prevista una assistenza domiciliare che rimane in carico, come da disposizioni nazionali, ai medici della continuità assistenziale.

5-Non è prevista per lo SCAP neanche la consulenza telefonica ma il medico SCAP è pronto, insieme all’infermiere che nello SCAP ricopre un ruolo molto importante, di piena integrazione con il pediatra, nelle 12 ore di servizio, ad accogliere bimbi e mamme in difficoltà per qualsiasi motivo. Se la patologia può essere affrontata e risolta con una cura a casa (codice bianco) il pediatra SCAP apre e chiude il ciclo di cura facendo visita, eventuale prescrizione e dimissione. Se invece la patologia necessita di indagini diagnostiche o interventi terapeutici immediati il bambino viene direttamente affidato dallo SCAP al Pronto Soccorso che avvia il normale iter previsto per il tipo di patologia.

Il vantaggio per i piccoli pazienti qual è?

I vantaggi per i bambini e le famiglie sono tanti:

  1. Non spendere soldi per chiamare un pediatra a pagamento.
  2. Avere sempre, e non solo dal lunedì al venerdì, uno specialista a disposizione, specialista già con grande esperienza ivi compresi i giovani pediatri in attesa di convenzione, abituato a gestire giornalmente la maggior parte delle patologie ricorrenti del bambino (codici bianchi) che non sono generalmente gravi ma in ogni caso molto fastidiose ed allarmanti per i genitori, devo dire da genitore giustamente.
  3. Avere un punto di riferimento certo, una sede ben identificata dove trovare assistenza e non magari iniziare a girare tra i vari ospedali davanti a code che non possono essere determinate con certezza. Infatti spesso un bambino in codice bianco viene scavalcato, e giustamente, da patologie molto gravi dell’adulto che hanno la precedenza.
  4. Poter contare sul pediatra nei festivi e prefestivi per situazioni di difficile contatto nei giorni settimanali legate a difficoltà negli orari di lavoro del genitore.

Per la visita specialistica pediatrica è previsto il pagamento di ticket?

No per una precisa scelta politica della Regione Puglia di andare incontro a tutte le  famiglie pugliesi senza creare differenze di reddito o di altro.

Il risparmio sui ricoveri indotto dallo SCAP giustifica tale decisione.

Il pediatra può rilasciare la ricetta Asl per il ritiro dei farmaci in farmacia?

Il pediatra, dopo la vista, se ritiene di prescrivere qualsiasi farmaco o farmaci prescrivibili e a carico del SSN, non può ma deve rilasciare la ricetta al genitore che non avrà bisogno di altro potendo andare direttamente in farmacia ed iniziare immediatamente la terapia necessaria al proprio bambino.

Può trascrivere farmaci diagnostici su ricetta Asl prescritti da altri medici?

No. Le prescrizioni sono limitate a quanto emerso dalla consulenza e dalle necessità del momento.

So già la risposta ma vorrei approfondire questo punto. È possibile avere prescrizioni senza visita?

Ribadisco no. Non è lo SCAP che può trascrivere prescrizioni di altri medici anche se questi fanno parte a qualsiasi titolo del servizio sanitario nazionale.

Cosa non può fare il pediatra Scap 

Il pediatra SCAP non può e non deve sostituirsi al Pronto soccorso. Se il bambino presenta una patologia complessa che non lo rende più un “codice bianco” deve affidarlo al normale iter, in primis per la sicurezza del bambino stesso. Ovviamente questo non deve essere un alibi per inviare al PS molti bambini ma sono certo, come dai dati emersi nella ASL Bt, che la professionalità emerge sempre.

Posso infatti ricordare che nella ASL BT, che ormai è al 5 anno di SCAP,  dagli ultimi rilievi disponibili, su 100 bambini che arrivano in SCAP, solo 2 o 3 finiscono in Pronto Soccorso. Aspettiamo ora i dati delle altre ASL pugliesi con pazienza e considerazione che nessun servizio che comporta svolte importanti in sanità arriva ai migliori risultati senza un periodo di rodaggio e di piccoli aggiustamenti.

La febbre va mai sottovalutata? Dopo quante ore e a che temperatura è consigliabile far visitare un bimbo dal pediatra?

La febbre è un sintomo e come tale non va mai sopravalutata o sottovalutata. Nella gestione del bambino è fondamentale il rapporto di fiducia tra genitore e pediatra e la disponibilità di entrambi a venirsi incontro, magari con ripetuti contatti telefonici o con visita ambulatoriale in tempi brevissimi, nell’interesse del bambino.

La febbre va sempre considerata in affiancamento agli altri sintomi che il bambino presenta: un bambino con 39°e null’altro che gioca fa meno preoccupare di un bambino con 38° abbattuto o con sintomi diversi associati.

Personalmente preferisco sempre visitare il bambino e quanto prima: dopo la visita sono sicuro e posso trasmettere alla mamma la mia sicurezza.

Credo sia un comportamento deontologicamente corretto.

Non condivido la medicina fatta per statistiche, nel senso che se è vero che la maggior parte delle febbri sono di natura virale e scompaiono spontaneamente in pochi giorni, in ogni caso non si possono stabilire delle regole  tipo ”prima di due giorni di febbre è inutile visitare il bambino” perché il medico non fa l’indovino e ogni caso è diverso dall’altro.

Le mamme dei miei assistiti non mi chiedono visite domiciliari ma sanno perfettamente che, portando il bambino in ambulatorio, in giornata riescono sempre ad avere la visita con precedenza sugli altri bambini, magari in orari differenziati.

Stando in ambulatorio senza fare domiciliari io riesco a vedere, senza contare le ore, tutti i bambini che ne hanno bisogno e questo mi gratifica come genitore e come medico.

Quello che dico non vale solo per me ma per la stragrande maggioranza dei pediatri di famiglia che le mamme stesse possono giudicare. Se vi sono delle eccezioni mi dispiace e mi mortifica.

Qualcuno ha sollevato delle polemiche sulla differenza dei compensi tra la continuità assistenziale e lo SCAP. Cosa ha da dire?

Non so chi e se abbia fatto questo ma la ritengo una polemica di basso livello. I compensi della continuità assistenziale, come quelli del medico e del pediatra di famiglia, sono fissati a livello nazionale dagli accordi di categoria e non sono legati a situazioni regionali, se non per specifiche attività e specifici progetti. I fondi per strutturare lo SCAP sono stai presi dal budget della pediatria di famiglia che ha responsabilmente voluto favorire i bambini e le famiglie con questo tipo di assistenza piuttosto che incentivare forme di assistenza domiciliare integrata o mega forme associative che non si addicono alla pediatria.

Il compenso di 90 euro l’ora previsto per i medici è lordo ed omnicomprensivo di ritenute previdenziali(27%), irpef-irap (47%) oltre a indennità di viaggio, indennità di rischio e polizza assicurativa di responsabilità civile che il medico fa a sue spese in quanto il medico in servizio SCAP risponde direttamente di persona se sbaglia.

Alla fine il compenso si riduce a meno di 1/3 con un'unica grande differenza: trovereste un medico specialista disposto a lavorare anche a Natale o Capodanno per una cifra di gran lunga inferiore rispetto ad un tecnico specializzato?  (sempre che in quei giorni lo si trovi, cosa che a me è risultata impossibile).

Credo che se qualcuno abbia avviato una polemica contro lo SCAP per questo debba dignitosamente chiuderla, anche perché,  dati alla mano, lo SCAP determina un significativo abbattimento dei ricoveri pediatrici con milioni di euro risparmiati dalla collettività, milioni che possono e devono essere reinvestiti per curare le patologie più gravi dei nostri bambini.