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Anche i papà amano in modo materno. Davvero? Sì, “Mo te lo spiego a papà”

Chi di voi mamme non vorrebbe un papà pronto a rispondere a tutte le domande dei bimbi? E chi di voi papà si sente in grado di rispondere a qualsiasi quesito? A facilitarci il tutto ci ha pensato Francesco Uccello di “Mo te lo spiego a papà”.  Francesco è un educatore, e di esperienza con bambini e ragazzi ne ha tanta, ma quando diventa papà di DA1 (il primogenito) e DA2 (il secondogenito, a soli sedici mesi di distanza) scopre che essere genitore è un lavoro completamente diverso: meraviglioso, sfiancante, entusiasmante, e soprattutto a tempo pieno e orario continuato. Dopo i racconti di tante mamme, finalmente arriva una voce maschile a esporre la «versione del papà», rivelandoci che anche i padri amano in modo viscerale e «materno», e vivono intensamente tutte le emozioni e la complessità del diventare genitori. Senza nascondere i pensieri negativi, o i momenti di paura e debolezza, ma senza mai dimenticare l'inconfondibile sense of humour napoletano, "Mo te lo spiego a papà, libro tenero e divertente, ci catapulta nella vita quotidiana di una famiglia di oggi, in cui tante mamme e tanti papà non faranno fatica a riconoscersi. E magari troveranno qualche spunto per rispondere con il sorriso sulle labbra alle domande impossibili dei propri figli. Dopo il fenomeno delle mamme blogger è il momento di passare la parola all’altro genitore.

 

Francesco raccontaci qualcosa di te, come nasce il tuo blog ed il tuo libro?

Mo te lo spiego a papà nasce da una risposta di mia moglie, MPS (Mia Principessa Stefania), che qualche anno fa la ripeteva spesso ai bambini quando la tempestavano di domande e richieste mentre lei era indaffarata a fare altro: “Andate da papà che ve lo spiega lui.  E’ stato bello riprendere questo modo di dire e dedicargli il blog ed ora anche il libro. Il blog è il punto di vista di un papà alle prese con i propri figli, con le loro richieste, con i loro capricci, ma è anche una terapia visto che a volte le situazioni sono davvero stressanti. Col tempo i dialoghi riportati dal blog sono diventati sempre più un modo per riflettere su quanto ci circonda, su alcune parole importanti, su alcuni modi di fare perché "parlando ai bambini si possono dire un sacco di cose anche ai grandi, parlando con i bambini si capisce meglio il mondo".

 

Un tempo la donna aveva il compito di mettere al mondo i figli e il padre quello di metterli nel mondo, di insegnargli a vivere in società. Perché secondo te l’idea di “Mo te lo spiego a papà” ha riscosso tanto successo? C’è bisogno di incentivare il ruolo del papà agli occhi dei figli, delle mamme, della società?

Il numero dei papà che scrive in rete è esiguo rispetto a quello delle donne e delle mamme, ma questo non significa che ci siano pochi papà che partecipano alla vita familiare in modo attivo e che hanno con i figli un rapporto e un ruolo significativo. Quello che va incentivato è soprattutto, secondo me, l’accettazione da parte delle mamme che nella cura e nella crescita dei figli c’è anche un altro punto di vista da cui poter guardare le cose. I papà non sono “mammi”, ma papà e basta. Noi non siamo l’alternativa, ma l’altro genitore che ha un proprio ruolo, dei propri compiti e dei modi diversi di relazionarsi ai figli. Il successo del blog spero sia dovuto al modo di raccontare, allo stile della scrittura poiché non descrivo niente di nuovo o niente che succeda solo a casa mia, ma provo a farlo con leggerezza senza tralasciare il contenuto e la riflessione. Il mio lavoro da educatore mi ha allenato in questi anni ed oggi provo a scrivere quanto realmente faccio con i ragazzi usando un linguaggio semplice, qualche battuta ironica e qualche esempio che lasci il segno.

 

Toglici una curiosità, da mamma a papà: come vive un papà blogger i nove mesi di attesa. Quando ti sei sentito davvero papà, alla prima ecografia, al primo movimento della pancia, al momento del parto o magari quando hai preso in braccio tuo figlio. Raccontaci la tua esperienza.

Io blogger lo sono diventato dopo qualche anno che sono nati i miei figli per cui non ho avuto la possibilità di raccontare minuto per minuto l’attesa. La cosa vera è che mi sono sentito papà dopo qualche tempo e non subito. Durante l’attesa fai finta che percepisci qualcosa: accarezzi la pancia, leggi qualche manuale, gli parli e metti le cuffie sulla pancia per fargli ascoltare la musica. Anche l’ecografia è un bel momento e pure il parto. E’ stato ad esempio quello uno dei rari momenti in cui mi è mancato il fiato e soprattutto la parola. Diciamo che però sono emozioni a termine. Ti senti papà per i 35 minuti dell’ecografia oppure per le ore di travaglio o ancora per la parcella del ginecologo. Anche con mio figlio sembrava una cosa a tempo. Se lo tenevo in braccio mi sentivo papà, quando non stavo a casa non ero papà. Sicuramente è stato un problema mio, ma che ho superato dopo qualche tempo (per sapere quando vi consiglio di leggere il libro). Ad un certo punto ti accorgi che sei papà sempre perché te lo senti dentro, nei pensieri, nei gesti, nelle azioni e per quanto possa essere stancante è una sensazione ed una emozione fortissima. Non è più un piacere forte e immediato, ma continuo e intenso che ti accompagna in ogni momento della vita.

 

Nel tuo cassetto delle esperienze, dei contatti registrati in questi anni e soprattutto dei ricordi ne hai uno in particolare che ti ha colpito e che non potrai mai dimenticare? Magari una storia particolare che ci vuoi raccontare.

All’inizio ho inviato tante mail in giro per far conoscere il mio blog e ricordo con piacere la risposta di Paola Maraone, giornalista di GIOIA, che mi scrisse senza conoscermi che avrei dovuto fare attenzione ai particolari, curare lo stile e la punteggiatura se avessi voluto farlo in maniera professionale.  E’ stato uno sprono e soprattutto una gioia ricevere una osservazione da una persona che ogni giorno riceve centinaia e centinaia di mail. Un’altra cosa che non dimenticherò è la opportunità che mi ha dato Margherita Pogliani, direttore di Style.it, di scrivere su un sito così importante. Dare lo spazio di una rubrica settimanale ad un emerito sconosciuto è stata una cosa molto bella e coraggiosa, ma soprattutto una possibilità di cui le sarò sempre grato.

 

Francesco Uccello, laureato in lettere moderne ed esperto in comunicazione per ragazzi, si definisce un «educAutore». È educatore dal 1998 con la cooperativa sociale Terra e Libertà, che si occupa di infanzia e adolescenza a Napoli e in provincia, ed è autore del blog Mo te lo spiego a papà.
Ama le immersioni subacquee, specie quelle tra i fondali della sua amata Ustica. Il suo animale preferito è il polpo.
Vive a Napoli con la moglie Stefania e i loro due figli.