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Idrocuzione: il Killer dell'estate che può uccidere in acqua

Non sempre è colpa della corrente, o delle “trappole” dell'acqua. Anzi, spesso la colpa è involontaria, dovuta alla reazione del corpo umano quando è troppo accaldato e l'acqua è troppo fredda. Il meccanismo, che può essere anche mortale, si chiama “idrocuzione”.

 

 Cos'è l'idrocuzione

Si tratta di una sincope da immersione rapida, specialmente fredda, caratterizzata da riflessi neurovegetativi che possono causare anche morte per arresto cardiorespiratorio o annegamento. Il meccanismo comincia con una vasocostrizione, che a sua volta provoca riflessi a livello di tronco dell'encefalo. In quegli attimi brevissimi vengono interessati sia i centri di regolazione cardiaca che quelli respiratori (arresto cardiorepiratorio). Se invece non sono coinvolti i centri bulbari in modo letale, l'arresto di circolazione e di ossigenazione provoca comunque una sincope con perdita di coscienza, con conseguente annegamento qualora il soggetto non possa essere subito soccorso.

Come evitare l’idrocuzione

L’idrocuzione rappresenta una minaccia costante per gli amanti del mare, ma, soprattutto, del lago, dove l’acqua raggiunge temperature molto più fredde. Il consiglio principale per evitare l’idrocuzione è di entrare in acqua poco alla volta per evitare l‘improvviso sbalzo termico. Magari bagnandosi la parte alta del corpo dopo aver immerso solamente le gambe.
 
Trattamento

Se il soggetto viene estratto dall’acqua entro un intervallo di tempo molto breve, la respirazione bocca a bocca, unita eventualmente a un tempestivo massaggio cardiaco, consente di solito di ripristinare i movimenti respiratori e cardiaci. Se invece il soggetto ha inalato acqua, occorre tentare la respirazione artificiale prolungata, come in tutti i casi di annegamento.