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Città Amiche delle Bambine e dei Bambini

"...nel costruire una città che soddisfi i bisogni umani dobbiamo cominciare dai bisogni dell'infanzia. Questi ci danno la base sulla quale possiamo costruire il contatto con altri esseri umani, con l’ambiente fisico, con il mondo vivente e con le esperienze attraverso le quali si può realizzare la piena umanità degli individui e delle società".

(Margaret Mead, Neighborhoods and human Needs, N.Y., 1966)

Un’astronave dai colori bizzarri atterrò sulla piazza senza lasciare nessuna traccia di fumo cosicché nessuno poté scambiarla per uno di quei puzzolenti autoveicoli che, solitamente, l’attraversano senza riguardo per i bambini che si rincorrono sotto i portici. Nessuno degli adulti se ne curò. Solo i bambini restarono stupiti e, curiosi, si rivolsero ai loro papà per saperne qualcosa di più. Era già successo che i marziani avessero deciso di fare sosta nella nostra città ma molto prima che Marta potesse essere lì per incontrarli.

Fu quando, si doveva stabilire in che posto mettere le case e le strade, la ferrovia con la stazione e i suoi binari, il palazzo del Sindaco e l’ospedale e persino la torre che avrebbe svettato, per sempre, tra le stelle. Sul pianeta da cui provenivano, ad ogni luogo era assegnato un compito ben preciso. In piazza, le persone si sarebbero dovute incontrare e trascorrere insieme alcune ore della giornata: gli anziani raccontandosi storie e i bambini giocando. Non era ammesso che i palazzi stessero tutti molto vicini tra loro e che non fossero dotati di almeno un cortile da dove poter guardare il cielo. E, forse, vedere le astronavi arrivare. Ai pedoni dovevano essere riservate le principali vie per poter attraversare la città, passeggiando con il naso all’insù per ammirare palazzi dalle facciate decorate e monumenti realizzati ad opera d’arte. Ai cavalli che trainavano le carrozze (e che poi sarebbero state sostituite dalle auto) era permesso circolare solo “in punta di zoccoli”. Insomma una città pensata e fatta, soprattutto, a misura di bambino!

E poi papi, cosa è successo? Quando i marziani sono andati via, le città sono diventate sempre più grandi e gli adulti hanno pensato solo a costruire quello che serviva per i loro affari. Sempre meno parchi e giardini. Strade più larghe ma pensate solo per far passare quante più auto possibili. Le case affiancate una all’altra, quasi senza più finestre. Tanto non c’è bisogno di affacciarsi per guardare un panorama fatto di cemento e mattoni. E poi, solo uffici e nessuna biblioteca dove poter trovare storie sempre nuove, aggirandosi tra i libri.

E ora che sono tornati, Papi, che faranno i marziani? Marta, sono qui per festeggiare con noi l’anniversario della Convenzione dell’ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, approvata il 20 novembre 1989, e per partecipare alle numerose iniziative che, in molte città italiane, si stanno svolgendo nell’ambito del programma UNICEF "Città Amiche delle Bambine e dei Bambini". La finalità è migliorare, ora, la vita dei bambini, riconoscendo e realizzando i loro diritti.

Non è stato semplice spiegarlo a Marta ma forse la presenza dei marziani mi ha aiutato a convincerla dell’interesse dei grandi per nuova idea di città che rispecchia l’evoluzione della concezione di sostenibilità ed, in particolare, per un nuovo rapporto tra bambino ed ambiente urbano. Un interesse crescente, addirittura a livello interplanetario! Tale nuova visione implica non soltanto migliorie fisiche ma  diverse e migliori relazioni tra bambini e adulti, sia nelle fasi d’ideazione e progettazione sia nel vivere gli spazi della città. Tra le esperienze ricorrenti: l’urbanistica partecipata che permette di far progettare ai bambini aree urbane, l’istituzione di  consigli comunali dei bambini che danno voce ai ragazzi nelle decisioni collettive e le iniziative di incentivazione della la mobilità e dell’esplorazione dell’ambiente.

La piazza resa ospitale e sicura, il viale pedonalizzato e liberato dal traffico, il portico che con le sue volte che protegge dalla pioggia battente o dal sole forte dell’estate, si rivelano agli occhi dei bambini come tante tessere di un unico e avventuroso racconto, quello della città. Mi dispiace per la scarsa originalità ma non posso fare a meno di rifarmi alla più classica delle citazioni. I have a dream. E questo sogno è veder realizzata una città dove una fermata del bus così come un sito d’arte possono e devono diventare “luoghi delle coccole” per i nostri bambini.

Antonio Cardelli