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Alla base della mediazione c’è la comunicazione: cosa insegnare ai bambini.

Se la mediazione è un mezzo per entrare nel conflitto ed elaborarlo, cercando di gestirlo, è altrettanto vero che la comunicazione, quella con la C maiuscola, è il primo mezzo efficace e necessario per due importanti obiettivi: prevenire il conflitto ed attuare una buona mediazione, efficace, soddisfacente. È nostro il compito di fornire ai nostri figli, nipoti, alunni, conoscenti, dei modelli di comunicazione efficaci, nell’ottica di “donargli” i mezzi per vivere il domani il più serenamente possibile. È un nostro dovere quello di rendere i nostri bambini degli adulti coscienziosi, capaci di confrontarsi in modo assertivo, pronti all’ascolto e alla collaborazione. Il bambino è immerso in un contesto comunicativo costituito dall’ambiente famigliare dove, prima di tutte, si sviluppa la comunicazione non verbale, spesso sottovalutata, ma fondamentale. Il bambino riproduce schemi comportamentali comunicativi come gesti, espressioni, modi di agire, perfino di vestire, e lo fa naturalmente, senza rendersene conto “assorbe” il modo di essere dei genitori: questo costituisce quindi il primo mezzo a nostro favore per fornire al bambino dei modelli comportamentali corretti.

Quando il bambino accede alla parola, essa gli apre un nuovo mondo: quello della comunicazione verbale. Noi ci impegniamo a proporre la comunicazione non violenta: una comunicazione che sospende il giudizio ed il comportamento aggressivo e che si fonda sull’espressione di emozioni, bisogni e punti di vista. Il “bambino”, per quanto piccolo, è già una Persona che ha le sue caratteristiche e che avverte il bisogno di potersi esprimere liberamente, manifestando e quindi comunicando i propri vissuti emotivi. Perché questo avvenga nel miglior modo possibile è necessario trasmettergli l’importanza di una comunicazione autentica, spontanea, genuina, vera. Il bambino deve capire l’importanza di esprimere sempre sé stesso senza nascondersi, senza maschere: quando la comunicazione serve ad esprimere una bugia, non è più efficiente. Un punto cardine che deve guidarci nel proporre ai nostri bambini dei buoni modelli comunicativi è l’importanza del saper esprimere sé stesso senza danneggiare l’altro: si tratta di guardare la realtà senza ledere il mondo degli altri. Questo ci porta al punto successivo: porre l’attenzione sull’ascolto. Il bambino guarda l’adulto come uno specchio, riproduce, in un lungo processo di apprendimento basato sull’esperienza, tutti i modi di essere, agire ed esprimersi proposti dagli adulti che lo circondano, quindi, se l’adulto non è capace di ascoltare, neanche il bambino lo sarà mai. 

Ivana Danisi - Sabrina Abbiati