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Annegamento secondario

Educare i  nostri figli alla sicurezza del gioco e dell’acqua dovrebbe essere una regola di vita. O meglio una regola salvavita. 

Oggi parliamo di un incidente poco conosciuto che ogni anno, però, ruba la vita di molti bambini. Parliamo dell’annegamento secondario

Con annegamento secondario si intende la comparsa di complicazioni alle vie respiratorie e ai polmoni dopo un caso di quasi annegamento. Sono soprattutto i bambini piccoli a esserne colpiti.  

Quando si verifica - Dopo essere (quasi) annegati, possono trascorrere anche 3 giorni senza sintomi chiari che indichino che qualcosa non va. 
 
Si torna a casa con normalità, ci si inizia a sentire stanchi, ci si addormenta e spesso non ci si sveglia più.
Una vera tragedia senza apparente motivo. 
 
Le reazioni di un quasi annegamento sono molto diverse. Una persona con problemi polmonari avrà difficoltà a respirare e tale situazione peggiorerà sempre. La sua respirazione rallenterà e avrà la sensazione di soffocare. Se qualcuno inizia ad avere problemi alla respirazione o si comporta in modo strano dopo un quasi annegamento, è necessario rivolgersi subito al medico. 
 
I sintomi :
  • Tosse
  • Vomito
  • Apatia
  • Sonnolenza
  • Stati di confusione

Annegamento secco e annegamento secondario

Dal punto di vista fisiopatologico possiamo distinguere un annegamento secco, che si manifesta nel 10-20% dei casi da un annegamento secondario che si manifesta nell’80-90% dei casi.
  • Si parla di annegamento a secco quando l’organismo e il cervello “sentono” che sta per entrare dell’acqua. Così, provocano uno spasmo della laringe per farla chiudere e proteggersi. Non entra l’acqua, ma non entra nemmeno l’aria, il che impedisce il flusso d’ossigeno. Per evitare l’annegamento a secco, naso e bocca dovrebbero essere tenuti chiusi quando ci si tuffa in acqua al fine di prevenire che un improvviso getto d'acqua possa scendere nei polmoni provocando lo spasmo della laringe. Se un bimbo è caduto in acqua e beve, dovrebbe essere incoraggiato a tossire per rimuovere l'acqua in eccesso e liberare le vie respiratorie.
  • Il termine annegamento secondario, invece, si riferisce all’entrata d’acqua nei polmoni, dove vi rimane depositata. È possibile rianimare la vittima, ma l’acqua resta accumulata e si trasforma in un edema polmonare. Inoltre a seconda del luogo dell’annegamento (piscina con cloro, lago, vasca da bagno) le sostanze chimiche sono più o meno dannose per i polmoni. L’acqua infatti può portare a una grave insufficienza respiratoria o a un’infezione polmonare chimica. 

Da non dimenticare 

Se i vostri bambini sono vittime di annegamento, per quanto insignificante e nonostante riusciate a rianimarli, portateli subito al pronto soccorso. Anche dopo una brevissima permanenza sott’acqua, anche quando apparentemente non si è ingerita una grande quantità di liquido devono essere osservati nelle prime 6–24 ore.

Insegnate loro a nuotare il prima possibile e non perdeteli mai di vista quando siete al mare o in piscina.

Anche se sanno nuotare, state attenti. A volte possono sentirsi male o restare impigliati in un qualsiasi oggetto in piscina. Vale quindi la pena tenerli sempre d’occhio e controllare ogni loro passo.